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ferragosto
VIAGGI in MOTO
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È il 15 agosto, ripartiamo per raggiungere Cagliari dove dobbiamo imbarcarci per la Sicilia alle 19, ma la prima meta obbligata è “la fattoria” che dovrà fornirci il famigerato formaggio, la raggiungiamo dopo qualche minuto, qui non troviamo il signore con il quale avevamo preso accordi, ma la moglie che ci accoglie con diffidenza e circospezione, ci dice che loro non trattano quel "tipo di formaggio", insistiamo, ma inutilmente, proprio quando stavamo per desistere e andare via, arriva il marito che ci ferma e dà disposizioni alla moglie di venderci "la roba", qualche sguardo d’intesa fra i due, e magicamente appare una forma di formaggio dalla quale la signora scucchiaia un po' di quella crema mettendola in due vasetti che ci vende come fosse nettare, ringraziamo e ci rimettiamo, finalmente soddisfatti, in viaggio, le strade sono deserte, pur essendo in zona marittima e penso alla confusione e al traffico di ferragosto di qualsiasi altro posto conosciuto.

Mi vengono in mente le parole di un sardo, con cui avevamo parlato a Portixeddu, in occasione di una nostra osservazione circa la pace di quei luoghi (nello specifico, quella sera eravamo in circa 20 persone all'interno di una trattoria che ne poteva contenere 100), questi ci diceva che l"quella confusione" la si poteva avere solo nei week-end dalla metà di luglio alla prima metà di agosto, per il resto dell'anno tornava il "deserto".

Eppure m'ero fatta un'idea diversa della Sardegna, l'immaginavo un posto pieno di "vita" di locali notturni, ma probabilmente abbiamo indovinato (e non senza un pò di consapevolezza) quei luoghi dove la natura la fa da padrona, evitando volutamente la costa nord-orientale, sicuramente più mondana, e probabilmente meno vicina allo spirito dell'isola, degli isolani e dell'idea che abbiamo noi cinque dei viaggi in moto.
Percorriamo la superstrada Nuoro - Oristano - Cagliari, è un lungo tragitto e l’idea che il viaggio si avvii a conclusione ci rattrista, facciamo pochissime fermate giusto per far benzina e sgranchirci le gambe, raggiungiamo Cagliari nel tardo pomeriggio e raggiungiamo l’imbarco, non senza prima aver mangiato in un mac donald e aver fatto abbondanti provviste, presso un supermercato, di cibo  e bevande (memori del viaggio di andata).

Siamo, in assoluto, i  primi a salire sul ponte e di conseguenza a occupare i posti migliori, presto ci accorgiamo di aver esagerato con la spesa e così offriamo panini imbottiti a chicchessia.

Passiamo la serata a parlare con una famiglia di sardi che vengono a passare una settimana in Sicilia (si potrebbe ipotizzare uno "scambio alla pari") che ci raccontano un pò le caratteristiche del "sardo", ci dicono dell'attaccamento del sardo alla propria isola (ma per un sicilino non è cosa nuova), dell'isolamento in cui vivono molti sardi, in un territorio aspro e assolutamente enorme (1,5 milioni circa di abitanti contro i 5 milioni della sicilia), degli usi e costumi, e dell'assoluta gelosia e amore dei sardi verso i propri territori e di quello che ne consegue (ci viene in mente un episodio che ci aveva colpiti, all'ingresso di un piccolissimo centro abitato sulla strada avevamo trovato dei muratori che la pulivano della terra che avevano accidentalmente versato  durante il loro lavoro, e per questo si scusavano del conseguente disagio), questo e tanto altro fanno passare, piacevolmente, le prime ore di quel lungo viaggio di ritorno sulla nave.
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L'Isola Sarda, per quel pochissimo che abbiamo potuto vedere è, comunque, un posto da VIVERE, VISITARE E RIVISITARE.